4.10.06

La città delle parole

leggo su repubblica e fermo la notizia:
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URBINO - La parola a tutto tondo. Da leggere, da ascoltare, da inventare, da indovinare. La parola come gioco, perché è con lei che l'uomo pensa, si rapporta agli altri, interagisce e crea. Ne è convinto uno dei nomi più conosciuti dell'enigmistica italiana, Stefano Bartezzaghi, che con l'aiuto di giocolieri, attori, musicisti, filosofi, sarà protagonista a Urbino di "Parole in gioco, tre giorni per parlare di parole".

Dal 6 all'8 ottobre la città di Raffaello farà da sfondo a una serie di tornei, proiezioni cinematografiche, recital, laboratori, tutti dedicati alla parola e ai suoi misteri. Per le vie della città dalle 11 di mattina fino a notte fonda, cittadini e turisti verranno coinvolti direttamente nell'iniziativa, per scoprire neologismi gastronomici con Davide Paolini, risolvere rebus con la compagnia dei Rapsodi e apprendere come la dinamica dell'enigma sia spesso alla base dei racconti cinematografici.

L'iniziativa, che rientra nell'ambito del progetto regionale "Urbino Capitale dell' Utopia", coinvolgerà i luoghi simbolo del centro cittadino: dalla Serra d'inverno del Palazzo Ducale al teatro Raffaello Sanzio.
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ecco,
l'ultimo brano dell'articolo mi lascia a pensare.
la bella iniziativa fa parte di una rassegna titolata all'utopia.
quasi che le parole non avessero più dignità d'esistere.

nel circuito ipermediale delle immagini, nel trionfo di file audio e videofonia, nella saga di sceneggiature sacrificate sull'altare dei reality, la parola si fa utopia.

e giocare con le parole in quel di urbino ha il retrogusto tragicomico delle rievocazioni storiche.

rileggo il pezzo ancora una volta.
ma la sensazione amarognola non scende.

forse quelli della magia a urbino non ci stavano così male.
se non altro, a confermare quanto le parole abitino il presente e stiano muovendo decisamente il futuro prossimo venturo.

con buona pace delle utopie.

no?