25.6.06

No al referendum: momento solenne

Il 14 giugno mia figlia Marta ha compiuto 18 anni. Nella settimana successiva, appena finita scuola, tre esami al conservatorio: momenti importanti. Oggi, la prima votazione. E mica una qualsiasi: il referendum sulla Costituzione. Momento solenne.

Al di là dell’emozione personale, vederla entrare nel seggio mi ha suscitato un pensiero. Da genitore, da uomo di mezza età che riflette sul passato e sul futuro, da studioso del linguaggio. Il pensiero parte dal quesito referendario.

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente 'Modifiche alla Parte II della Costituzione' approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?”

Solo 27 parole. Negli altri referendum che ricordo, al di là del sì che era no e il no che era sì, le domande erano ben più lunghe e tortuose. Certo, qui c’è in ballo la costituzione, la carta fondamentale, la bibbia laica.

Il pensiero poi corre a un libretto che tengo sul tavolo da qualche settimana: "Costituzione della Repubblica Italiana", Utet, copertina rossa. L'introduzione è di Tullio De Mauro: "Il linguaggio della Costituzione". Osserva:

Il testo della Costituzione italiana è lungo 9396 parole. Esse sono le repliche, le occorrenze di 1357 lemmi. Di questi, 1002 appartengono al vocabolario di base italiano.
(...) Nel lessico della Costituzione soltanto 355 lemmi su 1357 sono estranei al vocabolario di base. (...) In percentuale il lessico della Costituzione è dato dunque per il 74% dal vocabolario di base e per il 26% dal vocabolario non di base. (...)


De Mauro aggiunge che il ruolo del vocabolario di base (ossia le parole più usate dagli italiani) nella Costituzione acquista ancora più rilievo se dall’inventario del lessico si passa alla sua messa in opera, al suo sfruttamento nel testo. Le parole di base sono infatti enormemente più frequenti: il vocabolario di base copre ben più del 74% delle occorrenze, e arriva al 92,13% delle novemila e passa parole del testo. Solo il 7,87% del testo della Costituzione è costruito con vocaboli non di base.

Inoltre, le 9396 parole si distribuiscono in 480 periodi, con una media di 19,6 parole per frase. I due fattori - alta percentuale di vocaboli di base e brevità dei periodi - danno un alto livello di leggibilità alla Costituzione. Che quindi può raggiungere, sia pure con una lettura assistita e spiegata, tutta la popolazione con almeno la licenza elementare.

De Mauro conclude sottolineando
(...) l’eccezionalità linguistica della Costituzione rispetto alla frustrante illegibilità del corpus legislativo italiano. In questo sono usuali leggi con 120, 180 parole per periodo (...); la percentuale di vocabolario di base non supera, se va bene, il 40% del lessico delle leggi e, correlativamente, il vocabolario non di base ingombra, in genere senza alcuna spiegazione contestuale, più del 60% dello stesso lessico. Siamo agli antipodi del 74% di lemmi di base che caratterizza il lessico della Costituzione.

Molti giuristi nei mesi scorsi si sono pronunciati per il mantenimento della carta attuale, sia pure auspicando un aggiornamento condiviso dalla più ampia rappresentanza parlamentare. A queste voci aggiungiamo quella del maggior linguista italiano che, se è vero che il linguaggio è tra i valori più importanti di un popolo, può tenerci buona compagnia nell’attesa dello spoglio.



Per approfondimenti:
Costituzione della Repubblica Italiana (1947), Utet 2006, premio Strega speciale alla Costituzione in occasione del sessantesimo anniversario. Introduzione di Tullio De Mauro e nota storica di Lucio Villari

Il plain language: quando le istituzioni si fanno capire, di Daniele Fortis
http://www.mestierediscrivere.com/pdf/PlainLanguage.pdf