21.8.07

Tempi di Attesa – LIMITI DI SOPPORTAZIONE

Segnalazione di cantiere, cartello con limite di sessanta. Non si vede anima viva. I trasportati sul sedile posteriore si lamentano: "Perché ci fermiamo?". "State buoni..." – raccomando senza convinzione. Quando finisce il cantiere, il cartello che segnala il termine del divieto si scorge a malapena, buttato negligentemente sul bordo della carreggiata, come per dire: "Se non lo vedi è meglio, così continui ad andare piano. Tanto fra un po' ti rallento di nuovo!". Due SUV che arrivano in massa lampeggiano nel retrovisore. Riprendere svelti fino a centotrenta a loro non basta: mi domando chi li ha inventati, quelli lì. Altro cantiere, altro limite di sessanta. C'è di più: arriva poco dopo un indicatore luminoso che scrive a chiare lettere: "Rallentare!". "Veramente ho già rallentato: a che velocità vuoi che vada adesso?". E così via (per modo di dire).

Mentre tento di raggiungere il traforo del Bianco, penso che i cantieri sulle autostrade delle vacanze estive sembrano i lassativi che una volta si prendevano il primo giorno di villeggiatura: assolutamente indispensabili per regolare il transito. Se i cantieri funzionano in senso inverso alle prugne cotte è perché noi automobilisti abbiamo già la tendenza a correre.

Al di là dei cantieri, il fatto che siamo un popolo sregolato non dovrebbe autorizzare l'uso di una segnaletica punitiva: se stiamo alle indicazioni di certi cartelli pare che dobbiamo vergognarci di aver pagato l'autostrada per fare più in fretta. E' come se ci fosse scritto: "Pensavi di andare spedito, o viandante frettoloso? Ti ricordo che chi va piano va sano e va lontano. Per castigo, fatti trenta sbadigli a sessanta all'ora! E senza strizzare gli occhi, per non perdere di vista l'asfalto. Via!".

Le pretese francamente eccessive che la segnaletica troppo spesso ci impone sono davvero sospette. Forse, come dicevo, vogliono attuare un progetto pedagogico di stampo calvinista che mira a redimere la massa dannata degli automobilisti? Oppure nascono semplicemente dall'idea che siamo tutti talmente indisciplinati da aver bisogno di minacce? Come dire: "Ti impongo più del necessario, perché so già che mi trufferai!" Il messaggio è letteralmente cifrato, eppure il suo significato è lampante. In base a questo discorso – ahinoi – gli indisciplinati irriducibili restano tali, mentre gli altri perdono progressivamente la fiducia nelle prescrizioni e soprattutto nelle autorità che le impongono. Su questa strada vale poco perfino la minaccia delle sanzioni.

Una buona relazione fra autorità civili e cittadini comporta fiducia e responsabilità da parte di entrambi. Riguardo ai limiti di velocità sulle strade, le autorità – loro per prime – dovrebbero ponderare seriamente le prescrizioni e confidare che saranno rispettate dagli automobilisti. Questi ultimi non potrebbero allora dubitare che i limiti imposti siano ben motivati e richiedano un rigoroso rispetto, affidato alla propria responsabilità, prima che al controllo elettronico. Le infrazioni che confermerebbero la buona regola comporterebbero a buon diritto le sanzioni. E queste, quando dovute, potrebbero essere applicate equamente, nonostante le spudorate mediazioni degli azzeccagarbugli.

Etichette: , ,