28.10.05

La Città della parola

Mi tornano in mente le splendide lezioni di GianLuigi Beccaria, mio professore di storia della lingua italiana all'università, quando si inoltrava nella complessa querelle "cosa è una lingua? cosa è un dialetto?". Lasciando da parte i tecnicismi filologici su cui gli studiosi costruiscono linee di confine, la lezione di Beccaria mi ha insegnato che è la nostra lingua quella che ci cresce, ma anche quella che incontriamo nei luoghi della nostra vita. La lingua è un patois irripetibile in ciascuno di noi, che può prendere l'aspetto di un italiano con accenti fiorentini, parlato da una siciliana che da lungo tempo vive a Firenze; oppure lo slang di un milanese a New York, e così via in infinite combinazioni. Ognuno porta con sè il proprio lessico familiare, come bene aveva capito la Ginzburg: la lingua parlata nell'infanzia, le frasi idiomatiche, i modi di dire diversi da paese a paese, ci danno l'imprinting che nè università nè accademie potranno sradicare del tutto. Per questo penso sia davvero importante l'iniziativa della Città della parola, progetto presentato al Festival della scienza di Genova, per difendere e preservare le lingue a rischio di scomparsa. Lingue come era l'antico dalmatico, parlato per l'ultima volta sull'isola di Veglia dal pescatore Tone Udayna morto nel 1898, appena in tempo perchè uno studioso potesse recuperare i fondamenti di questo mix di veneziano, croato e latino.
Si preservano monumenti, oasi naturalistiche, opere d'arte: che si possano preservare le lingue, la nostra forma di contatto intelligente con i nostri simili e col mondo, è davvero un recupero che merita tutto l'appoggio possibile.

26.10.05

5 novembre 2005: Magia al Compa

A Bologna, dal 3 al 5 novembre, si tiene la dodicesima edizione del Compa, il salone europeo della Comunicazione pubblica e dei servizi al cittadino e alle imprese.
Il salone è promosso dall'Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale.

Ci sarà anche "La magia della scrittura", all’interno dell’iniziativa “Un libro all’ora”.
Infatti, i protagonisti dell’ultima giornata del salone sono i libri.
Ogni ora, la presentazione di un libro.
Ogni ora, spunti di riflessione e di confronto su comunicazione pubblica, innovazione e servizi.

L’appuntamento, dunque, è per sabato 5 novembre alle 15.00, presso il Palazzo dei congressi (sala M).

24.10.05

La poesia?

In un bel post del MdS leggo:
“Cosa poi c'entri la poesia con la scrittura professionale, ci tornerò sopra. Sicuro”.
Trovo invitante quest’accostamento. Non ne faccio mistero:
mi esprimo da sempre in favore della poesia.
Aspetto quindi curiosa il parere di Luisa,
e intanto mi chiedo, e chiedo a chi legge, un’opinione: cosa ne pensate?
Epochè, dubbio, storcimento di naso?
Non lo so. So che tra la gente, quella che incontri per strada, nei bar, al cinema, resiste il pregiudizio: la poesia? uh! smancerie a buon mercato…
Attilio (il protagonista de La tigre e la neve)? giustappunto: un poeta…
Eppure nella poesia c’è proprio tutto. E mi viene in mente Montale:
La poesia e la fogna, due problemi
mai disgiunti (ma non te ne parlai).

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13.10.05

Parole, e parole

There are no more words to be said
All we have left are the bombs
Which burst out of our head
All that is left are the bombs
Which suck out the last of our blood
All we have left are the bombs
Which polish the skulls of the dead

"Nelle sue opere svela il baratro sotto le chiacchiere di ogni giorno
e costringe a entrare nelle chiuse stanze dell'oppressione".
Così l'Accademia di Svezia: ad Harold Pinter il Premio Nobel per la letteratura.

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Memoria

Chi usa intensamente la rete vive a un'altra velocità (meglio o peggio, non so; a me sembra di avere più opportunità di chi non la usa, ma è solo il mio punto di vista). La molteplicità di esperienze e di relazioni permessa da Internet, in particolare dai social software (dalla mail ai newsgroup ai blog ai messenger) non è l'unica risorsa in più rispetto a chi abita solo il mondo fisico: è che la nostra vita digitale ha un cotè tutt'altro che virtuale, la permanenza.
In rete siamo "ombre" che lasciano tracce, e tracce ripercorribili da chiunque.

Quest'estate ho incontrato un mio ex: erano 15 anni che non ci incontravamo neanche per caso, ma lui sapeva molto di me. I miei ultimi dieci anni di vita sono pubblici, e pubblici in modo permanente, molto diverso dal flusso in cui tutto scorre e scompare. I miei ultimi dieci anni di vita sono pubblici e ricercabili: ho deciso io quale parte del mio "dietro le quinte" mostrare, ma gli effetti pratici sulla mia vita sono incalcolabili e preziosi, anche perché la maggior parte delle persone che frequento lasciano tracce dietro di sè nello stesso modo. Sono fotografie involontarie che posso consultare in qualunque momento, alcune grottesche, altre deliziose, tutte indimenticabili.

A metà del secolo scorso Erving Goffman ha descritto alla perfezione come cambia il comportamento dei singoli a seconda del contesto, in particolare quando è un contesto pubblico (il palcoscenico) o privato (le quinte). Joshua Meyrowitz negli anni Ottanta ha identificato la televisione in particolare (e i media in genere) come principale responsabile dello spostamento di questo confine, con relativa presa di coscienza di una serie di "minoranze" (soprattutto le donne, i bambini e i poveri) della diffusione dei propri problemi, condivisi da tanti altri.
La televisione ha mostrato in pubblico gli spazi privati per la prima volta a milioni di persone. In televisione vedevi ciò di cui non si parla in pubblico: la camera da letto e il portafoglio, un papà in crisi come i diversi stili di vita e di consumo, escono dalle quinte della riservatezza, in un processo arrivato fino ai reality show. Ma quella della televisione è una realtà fabbricata a tavolino, e volatile.

Internet sposta ancora più in là questo confine, anzi, forse lo abbatte. Negli ambienti digitali pubblici l'unico spazio privato rimane quello interiore: quello che non dico, quello che non faccio. La maggior parte di quello che dici e che fai in pubblico, rimane. Stavolta gli autori siamo davvero noi: il reality non è uno show, siamo noi che agiamo e possiamo essere osservati senza saperlo, anche a distanza di anni. Anche quando saremo morti. Chiunque può osservarci: lo Stato, un ex, i nostri amici, un concorrente o un avversario. A molti preoccupa: a me affascina. Ho un passato, ma niente da nascondere.

12.10.05

Connessioni Leggendarie

Manipolare i linguaggi della Rete e sviluppare azioni collettive di forte impatto mediatico, portando l'ironia, la decostruzione e il senso del gioco nel rigore tipico dell’informatica. Così gli artisti della NET.ART hanno segnato un decennio creativo (1995-2005) incrociando opere e idee lungo un unico e nuovo continente: Internet

Connessioni Leggendarie
Mediateca di Santa Teresa
via della Moscova, 28 - 20121 Milano
dal 20 ottobre al 10 novembre 2005
dal lunedì al venerdì - h 10.00/18.10; sabato: h 10.00/13.45

10.10.05

Maestri inaspettati.

Ho letto una volta, non ricordo dove né (chiedo venia) chi lo ha scritto, che vivendo ogni giorno a mente aperta possiamo trovare maestri di vita in luoghi davvero inaspettati.
Non più tardi di due giorni fa ho trovato uno di questi maestri in un negozio di fiori artificiali.+

Premessa: la mia domus aurea è un bilocale di 50 mq che per motivi vari non ha posti adatti ad ospitare piante vere.
Dopo varie considerazioni ho deciso allora che una bella pianta artificiale può essere un buon compromesso tra il mio desiderio di godere della indubbia bellezza di una pianta e la necessità della medesima di restare viva.
Certo parlare con una pianta finta non dà la stessa soddisfazione ma, a volte, bisogna fare delle scelte ;-)

Dopo una breve ricerca scopro che nella mia zona si trova un negozio di piante artificiali di ottima qualità e molto ben fornito dove vado a vedere se trovo qualcosa di mio gusto.

Il mio approccio ad un negozio è sempre trifasico.
Prima un'occhiata generale alle vetrine e all'interno visto dal di fuori, un vedere per farsi un'idea e decidere se può valere la pena approfondire l'argomento.
Superata la prima fase entro con il terrore di trovare quel genere di commessa che in realtà è la reincarnazione del capitano Achab: quella che, per intenderci, tenta di arpionarvi e vendere ancora prima che abbiate messo piede oltre la porta d'ingresso.

Se supero incolume anche questo momento delicato, comincia la seconda fase: mi guardo intorno facendo una circumnavigazione in solitaria e appiccicando post it mentali a tutto ciò che colpisce la mia attenzione.
Finalmente arrivo alla terza fase: ricomincio il giro passando per i post it di cui sopra, osservo meglio ciò che ho trovato di mio gusto e faccio un'ulteriore scrematura.
Un complesso rituale che ho rispettato anche in questo caso.

E' a questo punto della mia piccola avventura che decido di rivolgermi ad una commessa per esporre la mia idea, ancora un po' nebulosa a dir la verità, e chiedere consiglio su cosa può essere adatto alle mie esigenze e, soprattutto, alle mie tasche.

La commessa alla quale mi rivolgo è l'esatto opposto del capitano Achab.
Volendo fare un altro paragone letterario questa è più stile Lucia Mondella: assorta e silenziosa, tutta presa dalla composizione floreale che sta creando in un angolino lontano del bancone del negozio.

Capisco subito che la mia interruzione la disturba, le sue domande sono poche e sbrigative, quasi non mi guarda in faccia mentre parla.
Non cerca realmente di capire cosa voglio ma piuttosto di darmi ciò che lei spera possa andarmi bene nel più breve tempo possibile, mi fa saltellare da un capo all'altro del negozio confondendomi ancora di più le idee.
Da un momento all'altro mi aspetto che, come il personaggio manzoniano, faccia un voto alla Madonna: qualsiasi cosa pur di concludere in fretta e tornare alla sua solitaria occupazione precedente.

Dopo pochi minuti di questo trattamento, quando ormai la mia voglia di fare acquisti è ridotta al lumicino, la commessa chiede aiuto o meglio quasi mi scarica in braccio alla titolare del negozio.

Questa è donna di tutt'altra pasta: decisa e spigliata, look sportivo e giovanile al punto giusto, un sorriso che si vede negli occhi e si sente nella voce.
Mi prende sotto la sua ala mentre esorta la commessa a seguirci “per imparare altrimenti non farai mai una vendita”.
Mi valuta con discrezione, sorride, chiede, cerca di capire cosa voglio facendomi parlare e ascoltando mentre le descrivo la mia cucina e il posto dove vorrei mettere la mia composizione floreale.
Nel giro di pochi minuti passa con naturalezza dal lei al tu, iniziativa che io ricambio con la stessa naturalezza.

Giriamo per il negozio, lei segue le mie parole e nel contempo mi guida nella scelta pescando dai cesti sparsi intorno i pezzi più adatti a creare proprio la composizione che volevo senza saperlo.

Mentre compone e scompone varie combinazioni per mettere d'accordo la sua esigenza di vendere e la mia di poter comprare qualcosa di bello senza sbancare le mie non pingui sostanze, mi spiega che le piace moltissimo studiare le composizioni (ma pensa...non me n'ero accorta :-)
Si diverte a scegliere i colori e le forme, ad accostarle, a trovare gli accordi perfetti tono su tono o le contrapposizioni cromatiche di forte impatto visivo.
Mi confida qualcosa che le appartiene e nella quale anch'io mi riconosco.
Calibrazione, ricalco, guida: una lezione di marketing (e di vita) che è un vero gioiello.

L'esito di questa avventura? Bè...potete immaginarlo.
Mercoledì vado a ritirare la mia bellissima composizione floreale :-)

4.10.05

Presentiamo "La magia della scrittura" a Varese

Informare, spiegare un concetto, far conoscere un prodotto
o promuovere un servizio: scrivere è proprio una fatica nera.
Alcuni comunicatori sanno presentare le proprie idee,
stabilire sintonia con i lettori, convincerli,
entrare nelle loro corde razionali ed emotive.
Hanno una marcia in più, qualcosa di magico, sanno affascinare.
Dietro la loro magia, però, ci sono alcuni attrezzi del mestiere:
tecniche, modelli linguistici, registri di stile.

Seminario
La Magia della Scrittura
La comunicazione scritta tra rischi e opportunità


Varese, venerdì 14 ottobre 2005, ore 10.00
Università degli Studi dell’Insubria
Aula Magna del Dipartimento di Biologia strutturale e funzionale
via Dunant, 3 - loc. Bizzozero
(vicinanze sede Asl via O. Rossi)

Il seminario si propone di offrire un ventaglio di attrezzi,
utili a chi vuole fare della scrittura un mestiere,
ma anche a chi intende migliorare la sua professionalità
attraverso la comunicazione scritta.

Per informazioni e prenotazioni:

Comunica
LaboratoriodiComunicazione
Pubblica & Politica

Tel. 0332 831827
Fax 0332 238924
info@laboratoriocomunica.it
www.laboratoriocomunica.it


Prossime presentazioni "La magia della scrittura"

Trento, 25 ottobre 2005, ore 17.30
Biblioteca comunale

Bologna, 5 novembre 2005, ore 15.00
Compa 2005 – Palazzo dei Congressi – Sala M

2.10.05

Dove sei?

sto leggendo l'ontologia del telefonino di maurizio ferraris.

libro felice che in un continuo parallelo tra filosofia e telefono cellulare finisce per convincere sul ruolo assoluto di quest'ultimo, in nome - indovinate un po'? - della scrittura.

lettere, parole, icone - più o meno magiche - elevano il bistrattato oggetto di mille conversazioni a logos universale, perché la scrittura lo anima più di quanto noi si possa solo immaginare.

al di là dei nostri messaggini, dentro iscrizioni, registrazioni, capitalizzazioni e così via,
in un crescendo di teoremi filosofici, che in alcune pagine mettono a dura prova chi legge.

sicuramente qualcuno dei maghetti ha già fatto suo questo saggio,
io sono a metà del guado. e ancora non so se davvero lo scrivere finisce per determinare l'essenza di un oggetto come il telefono cellulare.

però, forse, la vera magia accade quando un potere si esprime nostro malgrado.