31.5.06

Noi no!

Conoscere, partecipare, esprimere:
tre bei verbi ci chiamano a pagina 19.
In alto, un rettangolo giallo:









Siamo dentro La nostra Costituzione.

È bene chiederselo che cos’è, questa Costituzione,
in vista del 25 e 26 giugno.
Quest’opuscolo lo fa:
Vogliamo che ciascuno, indipendentemente dal ceto sociale
e dal suo grado di istruzione, sia in condizioni di fare una scelta consapevole
e si senta partecipe di questo momento così importante
per la nostra democrazia
.

20 pagine chiare di informazioni,
come chiare sono le parole del Testo dei testi:
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme
e nei limiti della Costituzione.


L’opuscolo spiega che cos’è la Costituzione, quando nasce,
come cambierebbe qualora il referendum popolare di fine giugno
avallasse la riforma del novembre 2005,
descritta come “sistema complesso e farraginoso”.
In effetti, a leggere le “Modifiche al titolo I della parte II della Costituzione”
vien da pensare all’antilingua calviniana,
alle solite insidie del burocratese.

Ricordo quando, bambina, per la prima volta sentii pronunciare
“farraginoso” e “greppia”, insieme.
Parole sconosciute: strane! – pensai- chissà quali mondi incantati…
Ancor oggi istintivamente collego quell’aggettivo al pasto per il bestiame,
con altra consapevolezza, però.

E proprio consapevolezza, insieme a responsabilità e volontà,
è la nominalizzazione chiave
di quella pagina 19 dell’opuscolo, la penultima.
Perché nell’ultima a chiare lettere c’è cosa significa il nostro voto.
Perché, nel bel paese dove il sì suona, la gente che un tempo fu imbonita
come popolo di santi, navigatori, trasmigratori
conosca ancora il valore del NO.

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30.5.06

Il nuovo umanesimo digitale

Giovedì prossimo, 8 giugno nel pomeriggio, a Milano, ho l'onore di fare da chairman a una tavola rotonda con cinque delle menti più brillanti dell'informazione italiana: Luca De Biase, Marco Mazzei, Giuseppe Granieri, Sergio Maistrello e Paolo Valdemarin.

Visto che siamo tutti e sei impegnati ogni giorno in quella grande conversazione chiamata "blogosfera" ci piacerebbe organizzare l'incontro come una chiacchierata vera, non solo tra di noi, ma anche con chi ci viene a trovare: per rompere il ghiaccio abbiamo iniziato a raccogliere le domande in rete, così possiamo dare voce anche a chi non potrà partecipare fisicamente. Se vi va, scrivete le vostre nei commenti: farò il possibile per sintetizzarvi le risposte qui.

PS: la mattina io e il Vanz teniamo anche un corso che si intitola, pomposamente, 2009: cosa succede in rete. Se siete interessati, per noi amici della Magia c'è lo sconto :)

Leggimi forte

Non è malvagia, l’idea di spalmare di miele le pagine di un libro per associare al libro l’idea del piacere e farla passare ad un bebè. Che poi crescendo, di conseguenza amerà leggere perché la lettura gli “sa di dolce”.

Ci sto pensando anch’io :)

A volte sogno ad occhi aperti che il piccolo Francesco (il mio bambino che adesso, mentre scrivo, ha solo quattro mesi) mi si avvicina trotterellando e mi mette tra le mani un libro con la copertina rosso fragola, scelto con golosità nella sua pila di libri dai colori vivaci come i gusti dei gelati. Verde pistacchio, giallo limone, blu puffo, da mangiare con gli occhi e gustare con le orecchie. “Mamma, leggimi forte”, mi dice.

Leggimi forte” che significa “ad alta voce” ma anche “leggimi forte” che suona un po’ come “abbracciami forte”, cioè cullami con le parole, dammi conforto e rassicurami con la tua voce, fammi sognare con il racconto, stiamo vicini, viviamo insieme questa storia…

Leggimi forte” è il titolo di un saggio scritto a 4 mani da Bruno Tognolini (autore di testi per bambini e ragazzi) e Rita Valentino Merletti (esperta di letteratura per l’infanzia).

Il libro spiega come far nascere nei bambini l’amore per i libri e la lettura, e come tessere un rapporto complice e speciale tra genitori e figli con il filo dei racconti, delle storie, delle filastrocche. Un rapporto-lettura che coinvolge tutti i sensi e fa stare bene tutt’e tre, mamma, papà e bambino.

Poi il bambino impara a far da solo, non ha più bisogno del genitore che legge ad alta voce per lui e mima le voci e le atmosfere, non serve più “quel canto di balena che echeggia in quell’oceano sconfinato e incomprensibile che è una nuova vita”. Il bambino si sceglie i libri e se li legge, con piacere. Va a finire che ai papà e alle mamme “leggere forte” manca molto.

Leggimi forte è fatto così:
ci sono 15 capitoli con titoli e sottotitoli fortemente legati ai sensi (voce; corpo; oggetti: figure; tempo; fatica; eccetera).

Ogni capitolo è diviso in tre:
Bruno Tognolini scrive la parte dei “Racconti”, dove racconta, appunto, come, con che dedizione, amore, pazienza e costanza ha instillato nella figlia il piacere della lettura;
Rita Valentino Merletti scrive (molto bene) le “Riflessioni”, la parte più “didattica” del libro, zeppa di agganci curiosi e divertenti;
infine ci sono le “Suggestioni”, esempi, stralci di racconti, rime e filastrocche, utilissimi suggerimenti bibliografici.

Insomma: bello!

Leggimi forte
Accompagnare i bambini nel grande universo della lettura
Edizioni Salani, maggio 2006

28.5.06

Festival dell'economia a Trento, 1-4 giugno

"La prima volta che mia figlia mi ha chiesto in cosa consistesse il mio lavoro, le ho risposto che il mestiere dell'economista è quello di studiare perché alcuni (famiglie, imprese, paesi) diventano ricchi e altri, invece, rimangono poveri o si impoveriscono. Non corrisponde ad alcuna delle definizioni standard della scienza economica, ma non potevo certo dire a mia figlia che «l’economia è la scienza che studia la condotta umana come relazione fra fini e mezzi limitati che hanno usi alternativi», come si legge nei manuali secondo la definizione di Lionel Robbins.
Quando è nata l’idea di questo primo Festival dell’Economia, ho perciò proposto come tema guida ‘Ricchezza e povertà’”.


Scrive così Tito Boeri, docente di economia del lavoro alla Bocconi, nel frontespizio dell’opuscolo che presenta il Festival dell’economia di Trento, 1-4 giugno.

Lì di solito ci sono i pistolotti dei capoccioni:
Onorevoli colleghi, è un grande onore per me introdurre alle signorie vostre un evento di grande spessore culturale e di approfondimento scientifico, e significare così alla comunità scientifica i sensi della nostra soddisfazione...
Che due balle.

Per la verità ci sono anche qui il sindaco, il presidente della provincia, il magnifico rettore dell’università: una quindicina di righe a testa. Ma lui, Boeri, responsabile scientifico del Festival, esordisce con la voce della figlia e con una scrittura pane al pane, senza italish né latinum latinorum.

Grande, Boeri, verrò a Trento. Voglio assicurarmi di ciò che sospetto da tempo: che con le parole semplici si può parlare anche di cose molto complicate. Certo, bisogna farsi un mazzo così.
Mi pare lo dicesse già Galileo: Parlar confusamente lo san far tutti, ma chiaro pochissimi.

Per chi vuole andare a Trento, o capirci qualcosa anche da lontano:
festival dell'economia

26.5.06

“L’impresa che comunica. Come creare valore in azienda con la comunicazione”

Come la comunicazione può essere collegata agli obiettivi aziendali, generando valore per l’impresa?

La risposta è già in libreria ed è scritta a quattro mani. È il nuovo libro sulla comunicazione di Roberto Grandi e Mattia Miani (Isedi 2006).
“L’impresa che comunica. Come creare valore in azienda con la comunicazione” ha lo scopo di mettere ordine nel settore multiforme della comunicazione d’impresa.
Con il suo approccio dal punto di vista dell’organizzazione, permette una comprensione teorica e operativa dei diversi ambiti della comunicazione d’impresa, partendo dall’identificazione di tre grandi filoni (marketing, relazioni pubbliche e comunicazione interna) per arrivare a trattare di marketing relazionale, marketing collaborativo, marketing percettivo e polisensoriale.
Diversi i casi studio presentati, che completano e illustrano i modelli teorici, portando testimonianze concrete.
“L’impresa che comunica” compendia le necessità teoriche con quelle pratiche ed è uno strumento all’avanguardia per razionalizzare e ottimizzare i mezzi che ogni impresa ha a disposizione. E questi mezzi serviranno per costruirsi un’identità forte e riconoscibile da tutti coloro che ruotano attorno.

Elisa & Claudia

24.5.06

Relazioni particolari

Uno sguardo, e si parleranno.
Un gesto e un bit, emozione al silicio.
Le frontiere della comunicazione si spostano un po’ più in là:
uomo e macchina interagiscono, ed è feeling.

La conferenza è il 16 giugno a Milano:
l’ingresso è libero, gli argomenti allettano,
i nomi eccellono,
“Le frontiere dell’interazione” è il titolo.

Qui il sito e il comunicato.

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20.5.06

Ho fatto un sogno

Da una rilettura dei Promessi Sposi, tra incubi e realtà

Ho fatto un sogno.
Protagonista un innominato o innominabile cavaliere, capo di una masnada di malfattori che spargevano il terrore ben le originarie lande lombarde.

Mio dio - penso - sto rileggendo i Promessi sposi, non sarà che certi passi mi agitano anche il sonno? può essere? sono mica più uno studente di quinta ginnasio, l’ansia da interrogazione è passata. Eppure le tinte sono quelle.

A un tratto entrano scene più recenti: calcio e politica, corrotti e corruttori, imbonitori e caimani. Sudo freddo.

Torno a Manzoni, meglio.

Con la sua schiera di bravacci l’innominato-cavaliere (caimano?) toglieva la pace alla povera gente, imponendo la propria legge a tutta la regione.

“... Dall’alto del suo castellaccio, come l'aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all'intorno tutto lo spazio dove piede d'uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto...”

Perbacco, è il romanzo ora a parlare con la mia voce! sono posseduto! presto, un esorcista!

“E anche d'una grossa compagnia, avrebbe potuto, con quella guarnigione di bravi che teneva lassù, stenderne sul sentiero, o farne ruzzolare al fondo parecchi, prima che uno arrivasse a toccar la cima. Del resto, non che lassù, ma neppure nella valle, e neppur di passaggio, non ardiva metter piede nessuno che non fosse ben visto dal padrone del castello. Il birro poi che vi si fosse lasciato vedere, sarebbe stato trattato come una spia nemica che venga colta in un accampamento. Si raccontavano le storie tragiche degli ultimi che avevano voluto tentar l'impresa; ma eran già storie antiche; e nessuno de' giovani si rammentava d'aver veduto nella valle uno di quella razza, né vivo, né morto. ... ...”

Sogno? incubo! tormento!

A un tratto, inaspettato, il colpo di scena: toccato nel profondo dalla misericordia del Signore, il perfido malfattore si pente di tutte le miserabili imprese, si converte e redime l’intera banda. Organizza una convention al castellaccio. A sala gremita, indimenticabile lo speech:

"Ascoltate tutti, e nessuno parli, se non è interrogato. Figliuoli! la strada per la quale siamo andati finora, conduce nel fondo dell'inferno. Non è un rimprovero ch'io voglia farvi, io che sono avanti a tutti, il peggiore di tutti; ma sentite ciò che v'ho da dire. Dio misericordioso m'ha chiamato a mutar vita; e io la muterò, l'ho già mutata: così faccia con tutti voi. Sappiate dunque, e tenete per fermo che son risoluto di prima morire che far più nulla contro la sua santa legge. Levo a ognun di voi gli ordini scellerati che avete da me; voi m'intendete; anzi vi comando di non far nulla di ciò che v'era comandato. E tenete per fermo ugualmente, che nessuno, da qui avanti, potrà far del male con la mia protezione, al mio servizio. Chi vuol restare a questi patti, sarà per me come un figliuolo: e mi troverei contento alla fine di quel giorno, in cui non avessi mangiato per satollar l'ultimo di voi, con l'ultimo pane che mi rimanesse in casa. Chi non vuole, gli sarà dato quello che gli è dovuto di salario, e un regalo di più: potrà andarsene; ma non metta più piede qui: quando non fosse per mutar vita; che per questo sarà sempre ricevuto a braccia aperte. Pensateci questa notte: domattina vi chiamerò, a uno a uno, a darmi la risposta; e allora vi darò nuovi ordini. Per ora, ritiratevi, ognuno al suo posto. E Dio che ha usato con me tanta misericordia, vi mandi il buon pensiero."
(Promessi sposi, capitolo XXIV)

Voglio trarre dal sogno un messaggio augurale: che domani sia davvero un altro giorno?

19.5.06

Contro, per definizione

Rincaso, accendo il televisore.
In Senato sta per partire il discorso di Schifani.
Cerco gli argomenti,
trovo paraverbale a saliscendi come altalene,
sento parlare la pancia. Sono le 13.15.
Cerco argomenti, trovo accuse; cerco idee, trovo minacce.
Cerco confutazione, trovo critica (per gli altri) e compiacimento (per sé):
"ce l’ho più grosso". Sono rimasti lì.
Complimenti.
Io torno al lavoro.

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15.5.06

Matita blu: le pulci al critico musicale

Un amico musicista mi passa il suo ultimo disco. Musicalmente ben curato non c’è che dire. Però nel libretto ci sono dei testi. E una recensione che richiama subito la mia attenzione: son pignolo che ci posso fare? Con pazienza la trascrivo integralmente. Scelgo di omettere le generalità delle persone, non ce l’ho con nessuno suvvia. Son tutti dei bravi ragazzi, chiaro.

"Gli iridescenti arabeschi sonici del chitarrista e compositore Nome Cognome si inoltrano e si irradiano travolgenti nei solari e dinamici scenari sonori di Titolo Disco. L’autore infonde passione e slancio, calore e naturalezza comunicativa ai suoi brani dal vivace evolversi, in cui i suoi radiosi e adamantini mulinelli chitarristici si librano con munifica e perentoria determinazione in cascate tracimanti di feeling ed energia dal coinvolgente involgersi con accattivante protendersi e ben architettato spaziare…
Coadiuvato dalle agili e limpide coloriture del tastierista e lanciato dal passo atletico di varie sezioni ritmiche, l’autore sciorina sfavillanti e gioiosi arcobaleni elettrici dalla carica esuberante e dai debordanti affondi con un fervido tendere e inanellare che non conosce remore e di rara efficacia espressiva.
Le luminose scie chitarristiche di Nome Cognome si svolgono ad hoc con fantasioso giostrare, allargando e calibrando il fraseggio in armoniosi e rigogliosi rivolti sonori dal coinvolgente effondersi, con convincente perizia e avvincente impatto sonoro, dal dilagante germogliare in continuità, per spaccati sonori rock-fusion di spessore e dalla vitalistica verve."
Segue la firma, Pinco Palla, critico musicale tra le altre di Trombetta club e Kazoo news

Ora, io letto e ponderato tutto ciò direi: 20 cartelle di soggettto - verbo - complemento. Il divieto assoluto di vagheggiare qualunque proposizione subordinata per un paio di mesi. E come pena accessoria, a letto senza il dizionario dei sinonimi.
Che dite? Sono severo?

14.5.06

Gatti e inganni

Giochi di specchi, sentimento del contrario, dritto e rovescio,
nuovi punti di vista.
Sono quelli delle fiabe ripensate e riscritte da Roberto Vecchioni
nel bel Diario di un gatto con gli stivali,
dove niente è come appare.

Anche l'illusionismo di cui parla Terapie apparentemente magiche
evidenzia arditi scambi tra falso e vero, e si chiede:
come può essere il vincolo tra comunicazione e inganno?
Strettissimo. E con risvolti insospettatamente positivi,
oltre che prevedibilmente infausti.

Di un mese fa il primo, di quattro anni il secondo,
fiabe da una parte, stratagemmi terapeutici dall'altra,
per tutti l'uno, per lettori preparati l'altro.
La magia della parola in gioco, gioco vincente che libera dai pregiudizi
e dalla malattia: questa l'unica loro, meravigliosa, affinità.

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5.5.06

Sete di realtà

Le parole… sono le parole…
Quando tu mi chiami
Costruttore di Pace un Mitragliere da un elicottero io non ho più termini per definire suor Teresa di Calcutta, Padre Alex Zanotelli, i Medici senza Frontiere…quelli che sono i veri costruttori di pace !
Cosa vogliono dire
Terrorismo, Guerra preventiva, Pace, Guerra, Democrazia?
Io esporto la democrazia a 1000 km da casa mia con i carri armati, siringo la democrazia, come fosse botulino.
Non hanno più senso le parole.
Quando loro scardinano le parole, quando sei abituato ad una parola come concetto
hai un pensiero dietro una parola. Se mi cambi il significato di quella parola lì, mi cambi il concetto, mi cambi il mondo davanti e io rimango (…) come un ebete.
E allora accetto
Guerra Preventiva, accetto i Pacificatori
Io non voglio più.


Così Beppe Grillo, durante una sua esibizione a Milano nel 2005, con un discorso semplice e comprensibile, cercava (e cerca!) di far capire a chiunque quanto chi se ne sta in alto tenta di farci digerire l’indigeribile, di strapparci consensi, anestetizzandoci, giocando, raggirando, scivolando tra le righe del vocabolario della lingua italiana.

Non siamo costretti a subirli passivamente, abbiamo un cervello…

Illuminato dal potere informativo di Internet, con semplice-genialità, Grillo tenta di farci riprendere la consapevolezza , affrontando argomenti quali il progresso, le fonti di energia, la politica (sia a destra che a sinistra, in tutto il suo splendore).

… ed una connessione a banda larga !

Beppe, oltre alle sue numerose esibizioni annuali in giro per l’Italia, si è anche impegnato a mantenere vivo, tramite la pubblicazione di notizie scritte di suo pugno e una fornitura raffinata di link utilissimi, un blog che in poco più di 2 anni ha ottenuto una media di 1.000 commenti per ogni news, e 15.000 visite giornaliere.

L’Italia, con televisioni e radio oramai solo colme di frivolezze, ha sete di sapere cosa succede davvero intorno a lei.
A chi tocca riprendere la conoscenza dell’attualità, la conoscenza del mondo e diffonderla tramite mezzi alternativi, che nessuno “deve” o “può” impedire di utilizzare?

1.5.06

Voci di donne

Guardarsi dentro è capacità congeniale alle donne,
che forse si sintonizzano con sé e gli altri
con più viva energia, e la sanno trasfondere
anche nella loro scrittura.
Scriveredonna, progetto di Alessandro Lucchini
e della Palestra, parte proprio da qui.

Talvolta però questa capacità è, nelle donne, soggiogata:
quello che gli altri vogliono da loro
condiziona quello che loro vogliono da se stesse.
Dire no o dire sì allora non è più scelta, ma prescrizione.
Non più volere, ma dovere.

Betty Alice Erickson, Consuelo C. Casula, Cecilia Fabre,
nel seminario Voci di donne. L’arte di usare il proprio potere,
insegnano a trasformare i freni in spinte,
i divieti in permessi, le limitazioni in evoluzioni:
a guardarsi dentro e amarsi,
per valorizzare le proprie potenzialità e
costruire relazioni assertive,
nella vita personale come professionale.

Il seminario si tiene a Milano il 10 e 11 giugno.
Questo il programma: Voci_di_donne.pdf

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