25.7.08

Con parole mie

È dal 7 luglio che Umberto Broccoli,
insieme a Luca Bernardini
e a tutta la redazione di Con parole mie,
registra la trasmissione a Viareggio.

Cinque giorni a settimana il pubblico è in sala,
ma è trasportato dalla potenza della fascinazione
sul “pedalone”, immaginario anfibio
che accompagna presenti e ascoltatori di Radio1
in viaggio nello spazio e nel tempo,
viaggio in cui Broccoli recupera testimonianze
e persone di ieri per leggere l’oggi.

Rendere la seduzione di questi momenti,
parole e musica in armonia,
e lì fuori il mondo con il suo bailamme,
e qui dentro il mondo ancora, ma decantato
da sedimenti e scorie,
è impresa ardua.

Resta lo sciabordare del pedalone
a suggerire come, nel fluido del pensiero,
ogni viaggio possa schiudere un mirabile evolversi.
Tutto da ascoltare.

Anche il loro percorso continua:
Con parole mie dal 4 agosto si sposta a Fermo.
A noi, oggi, rimane la consapevole
nostalgia di un presente che è già ieri,
e la ricchezza di incontri che lasciano il segno.

Buon viaggio, buona estate.
.

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24.7.08

POLIS: cooperare per informare

Polis è la rete delle strutture informative al servizio dei cittadini.
L'iniziativa, nata dagli otto URP della Regione Piemonte, conta ora 80 soggetti con un unico elemento in comune: la necessità di comunicare con il pubblico.
"L'obiettivo - spiega Marzia Marangon, responsabile del Progetto Polis della Regione - è promuovere la cooperazione tra gli Enti pubblici nella raccolta e diffusione di informazioni attraverso una rete capillare di punti informativi integrati dislocati sul territorio piemontese".
La Palestra della scrittura ha avuto il privilegio di esserci, di collaborare all'iniziativa organizzando corsi di formazione e laboratori orientati proprio alla scrittura delle informazioni, in gergo schede informative.
Per la Palestra e per i soggetti coinvolti, un bellissimo esempio di impegno a favore del cittadino.

16.7.08

Buco nero sarà lei

La notizia è di qualche giorno or sono,
ma la riflessione è di sempiterno valore,
comunque siano gli antefatti che la animano.

In Texas un commissario descrive
l’ufficio della contea come un “buco nero”
che inghiotte parte delle carte d’ufficio.

Superfluo sottolineare il riferimento astrofisico?

Niente affatto,
poiché - decontestualizzata dal suo ambito
tecnico specialistico -
l’espressione è ritenuta razzista,
e il commissario viene caldamente invitato
a rettificare e scusarsi.

Conviene pensarci,
anche in questi giorni d’estate
;-)
.

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15.7.08

A proposito di passione…

Occhi grandi, neri e molto espressivi. Il suo viso ovale era abbronzato e rugoso. Sorrideva spesso. Era un uomo sui 65-70 anni, una bella persona.
Non ci conoscevamo ma da subito iniziò a parlarmi di sé, ne aveva un gran bisogno.

Eravamo attorniati da bambini di età fino a 12 anni. Era un torneo di tennis. L’atmosfera era frizzante e allegra. Ovunque i bambini chiassosi correvano e si divertivano, anche fuori dai campi di gioco. Mentre parlavo con quella persona osservavo anche loro.
Stava nascendo in me un pensiero che mi porto ancora addosso. Avevo davanti ai miei occhi due età che rappresentavano due tappe importanti di una vita: l’inizio e la fine. Erano però anche due momenti bellissimi di una giornata: l’alba ed il tramonto.

Iniziò a raccontarmi dei sacrifici della sua vita, quando fin da piccolo fu costretto dalla famiglia a lavorare nei campi, a portare pesi, a guidare il trattore sotto il sole cocente. Mi parlò anche di passione. Lui ne aveva una grande: il tennis. La sua famiglia non poteva permettersi un maestro per le lezioni e così lui la domenica faceva chilometri in bicicletta per andare in una località lontana dove c’era un maestro che insegnava.

Si sedeva al bordo del campo con un giornale, facendo finta di leggere. Invece ascoltava ciò che quel maestro diceva ai suoi allievi. Memorizzava ogni movimento e registrava nella sua mente ogni parola. Il giorno dopo andava con un suo amico in un campo vicino a casa ed applicava tutto ciò che aveva appreso. E’ cosi che imparò a giocare a tennis, raggiungendo anche classifiche importanti.

La passione era maggiore dei sacrifici e delle botte che riceveva dai genitori per aver disobbedito. Era maggiore della fatica di percorrere chilometri e chilometri in bicicletta e ancora maggiore della paura di trovare qualcuno che gli chiedesse, a bordo del campo di tennis, informazioni sulle notizie del giorno.

La passione…
La passione muove dentro di noi qualcosa che ci fa fare cose che mai ci sogneremmo di fare. Non ascoltiamo niente e nessuno, agiamo nel nostro sentire, seguiamo il nostro intuito, ci lasciamo andare e finalmente ci sentiamo liberi.
E’ difficile resistere alla passione perché appena la proviamo tutto dentro di noi si ravviva e ci sentiamo vivi, veri. E’ come ricontattare noi stessi, appena nati.
E da lì rincominciare a vivere.

Io sono appena nata.
Mi sento proprio come quel ragazzo a bordo del campo da tennis. Con un occhio guardo ciò che scrivo ma con l’altro cerco di catturare qualche spunto, qualche suggerimento, qualche gancio leggendo. Voglio capire la tecnica, lo stile, il tono del brano o del libro che ho tra le mani o davanti ai miei occhi.
Non è forse vero che noi, aspiranti scrittori (scusate la presunzione, mi ci metto anch’io) siamo come quel ragazzo?
Desideriamo imparare dai grandi maestri, sbirciando silenziosi tra le righe, cercando di catturare e di capire il metodo, lo stile, il linguaggio per poi farlo nostro, personalizzarlo.
Proviamo e riproviamo a scrivere. E’ così che ciò che scriviamo con il tempo prende un’altra forma, suona un’altra musica.
Siamo tutti, chi più chi meno, a bordo di un campo di tennis frequentato da molti maestri anche molto diversi tra loro. Ognuno con la propria tecnica e il proprio stile, insegna.
Osservarli, studiarli, copiarli, cercando di scovare il trucco che li porta a scrivere così bene o in modo così profondo, muove e fa crescere sempre di più in noi una grande energia.
E’ l’energia della passione.
La passione di sentire il suono delle parole che scriviamo come una melodia che si trasforma e cambia nel tempo.
La passione che ci rende liberi di creare con le parole scritte un disegno che è unico, solo nostro, per mezzo del quale siamo riconoscibili agli occhi del mondo.

Scrivere di ciò che si è scritto

Abbiamo fatto un viaggio nel mondo della scrittura.
Le valigie le abbiamo caricate circa due anni fa, quando la nostra azienda (Confartigianato Udine) ha deciso di farci frequentare un corso sulla scrittura: tempi e modi della comunicazione cambiano ed è importante adeguare la nostra velocità.
Abbiamo trovato un ottimo pilota in Alessandro Lucchini, che ci ha guidato in questo viaggio attraverso emozioni, riflessioni e spunti .
Ho viaggiato con curiosità ed attenzione, anche perché avevo già letto qualche pubblicazione sull’argomento che mi aveva fatto riflettere su come scrivevo e su come farmi leggere.
È più impegnativo cercare di scrivere meglio, ha bisogno di più tempo, risorsa molto preziosa di questi tempi, e comporta impegno e capacità di astrarsi dal proprio ruolo per immedesimarsi in chi ci leggerà.
Gli artigiani sono i nostri lettori, persone che con le proprie mani danno forma alle loro idee, ma che spesso si scontrano con la burocrazia e con tutti gli adempimenti che questa impone.
Non è stato sempre facile, e non lo è stato neanche per mia moglie, costretta a leggere le mie circolari su argomenti a lei completamente avulsi, per farmi dare un giudizio da “lettore comune”.
Però la consapevolezza di aver cercato di far qualcosa di buono è gratificante, e lo è ancora di più se questa arriva anche dal lettore per cui hai scritto.
L’esperienza del corso è stata preziosa: ho provato soluzioni diverse, di stile, di carattere, di impaginazione, qualche volta uscendo anche dagli schemi, e i risultati sono stati incoraggianti.
Fuori dagli schemi dei testi che scrivo di solito è nata la prefazione a questo volume dedicato agli installatori termoidraulici che abbiamo appena pubblicato, in cui ho cercato di mettere in pratica un po’ delle cose apprese.
Ne è nato un testo diverso dalle solite prefazioni, pur restando un testo professionale: l’ho scritto con l’immagine del nostro associato virtualmente seduto davanti a me, con le sue mani in primo piano.
Il testo mi è piaciuto ed è piaciuto: è stato facile scriverlo, l’idea c’era già nella mia mente, alle mani solo il compito di digitarlo.
La parte difficile è arrivata quando mi hanno chiesto di scrivere questo testo per il blog, scrivendo di ciò che ho scritto e dell’esperienza fin qui fatta.

Oliviero Pevere
Confartigianato Udine

/chi%20fa%20cosa%20estratto%20per%20blog.pdf

8.7.08

dislessia

E’ come leggere un testo con gli occhiali di mia nonna (quelli macchiati si sugo).
Poi, quando a scuola leggi ad alta voce, subentra l’aspetto emotivo. L’insegnante e i compagni si aspettano che tu riesca a leggere perfettamente, ma dentro di te sai di trovarti di fronte ad una montagna insuperabile.
Ricordo che quello che temevo di più in classe era la frase ‘stop - continua tu!’
Se già avevo difficoltà a mantenere il segno, proprio in quel momento un tonfo al cuore, uno sbalzo di pressione, l’emozione che si impadroniva di me ed io con sguardo perso nel vuoto del foglio macchiato di inchiostro, cercavo di trovare la sequenza di sgorbi neri che più si avvicinava al senso logico del testo.
Proprio mentre pensavo di aver trovato il capoverso giusto, la voce squillante della mia maestra esordiva con tono di rimprovero: ‘ vedo che anche questa volta non stavi attenta, dovrò parlare con i tuoi genitori’.
Ogni giorno che passava mi sentivo sempre più stupida, inutile, incapace e buona a nulla.
Quando i miei genitori andavano a parlare con gli insegnanti, il copione era sempre lo stesso:
‘signori, vostra figlia non è stupida, semplicemente potrebbe fare ma non si applica, fatela leggere di più ad alta voce anche a casa’.
Risultato: anche a casa mi trattavano come una deficiente.
Ricordo con orrore la festa per la fine della quinta elementare.
I genitori avevano scritto un lungo testo di ringraziamento alla maestra e come regalo finale della sua carriera, avevano deciso che dovevano portarle in omaggio ciò a cui lei teneva di più.
Cosa le farebbe più piacere, si sono detti, se non sentire che Fede ha finalmente imparato a leggere? Sarà proprio Fede che leggerà ad alta voce, sul palco, di fronte a tutta la scuola, a tutti i genitori e a tutti i suoi compagni il nostro testo.
Io ho cercato di oppormi ma senza risultati.
Sono salita sul palco vestita con abiti eleganti della mia vecchia prozia, riciclati per l’occasione.

Imbarazzo totale

Il sudore mi correva lungo la schiena, le mani mi sudavano e io tremavo come una foglia, certa di deludere tutti ancora una volta.
Volevo scappare, sprofondare, vaporizzarmi, ma nulla di tutto questo è successo.
Ho continuato a cercare di leggere con le lacrime agli occhi e l’angoscia nel cuore fino all’ultimo punto di quello stramaledetto foglio.

Certo è dislessia ma negli anni settanta in Italia questo vocabolo era pressoché sconosciuto.
Oggi per fortuna si parla un po’ di più di questi argomenti.
Ho imparato a conoscere la dislessia e la disgrafia ad affrontarle formando e informando le famiglie e gli insegnanti.
Ho imparato a stare vicino ai ragazzi in difficoltà, cercando di fare la cosa più importante; costruire la fiducia in se stessi.

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6.7.08

"Il linguaggio della salute" in tv su Rai 3, martedì 8 luglio, ore 10,30

Cari amici,
se non siete in ferie, o se ci siete ma piove, se non state salvando vite umane, spegnendo incendi o lavorando alla pace nel mondo,

martedì 8 luglio alle 10,30, accendete la tv su Rai 3,
"Cominciamo bene estate"

il talk show di Michele Mirabella.

Ci sarà "Il linguaggio della salute", in diretta.

Se invece non potete, chiedete a qualcuno di registrarlo.
(e quando ci ricapita?)
;-)

Grazie, a presto.

Alessandro

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2.7.08

FACCIAMO PACE

Scambiamoci un segno di pace. Non sono credente, ma questa è una parte della messa cui partecipo con entusiasmo quando mi ritrovo in una chiesa.
Scambiamoci un segno di pace – dice il prete. E a me vien voglia di zompettare da un banco all'altro per stringere la mano a tutti. Forse perché sono affezionata ai segni, e anche alla pace. Come parola, pensiero e azione.


Ecco perché mi sembra una bella opportunità l'appuntamento di venerdì 4 e sabato 5 luglio a Rovereto (TN). Si chiama
Sentiero di Pace. L’occasione è il novantesimo anniversario della fine della Grande Guerra.
Una due giorni di concerti dal vivo con cantanti e musicisti inviati dalle radio pubbliche di: Italia, Germania, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Stati Uniti d’America, Polonia, Austria, Ungheria, Canada, Macedonia, Portogallo. Saranno le voci di Filippo Solibello e Federica Gentile a guidare il pubblico tra i vari gruppi e generi musicali, da ascoltare nella piazza del
MART a Rovereto o in diretta su Radio2.
Alla
Campana della Pace si incroceranno invece le parole di storici, filosofi, studiosi e giornalisti come Alessandro Barbero, Gabriella Belli, Maurizio Bettini, Franco Cardini, Anna Foa, Armando Massarenti, Claudio Strinati, Angela Vettese, Demetrio Volcic e Camillo Zadra.

Un ricordo andrà ai cannoni della Grande Guerra fusi per realizzare la Campana di Rovereto che ogni sera, con i suoi rintocchi, ricorda i caduti di tutte le guerre. Tutt’attorno le montagne trentine, montagne da leggere come libri di storia.
Io ci sarò. Sarebbe bello essere tanti.

Per saperne di più: Sentiero di Pace

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1.7.08

È semplice, funziona

Lo affermano Lord and Lady Swinfen
a proposito della loro iniziativa
che da dieci anni offre sostegno medico
ai paesi in via di sviluppo.

Un computer, un indirizzo e–mail,
382 specialisti, oltre 400 vite salvate
grazie alla telemedicina:
in qualunque parte del globo,
medici e assistenti in difficoltà inviano una mail
nel Kent, dove la coppia risiede,
e da lì la richiesta d’aiuto prende la strada degli specialisti
che, a loro volta attraverso la posta elettronica o il telefono,
raggiungono e supportano i colleghi.

La Swinfen Charitable Trust è una fondazione
che si avvale del prezioso e volontario contributo
dei suddetti specialisti,
e di un minimo supporto tecnologico.

Computer, collegamento internet,
macchine fotografiche digitali,
e su tutto la buona volontà di una coppia
e di una rete di medici.

Trait d’union:
un’espressione sintetica per definire ciò che di meglio
offre la comunicazione.
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