29.9.06

Blog o carta stampata: a chi credere?

Il boom dei blog continua a stimolare interventi e riflessioni. Anche Beppe Severgnini dice la sua dalle pagine del Corriere (e fin dal titolo è chiaro come la pensa: “Benvenuti i blog nella rete ma la vera informazione è sempre stampata su carta”).
Secondo Severgnini, infatti, se è un bene che internet abbia introdotto modi d'informazione nuovi e "partecipati" che hanno indotto i media tradizionali a conquistare più indipendenza dai capricci della proprietà e del potere, dall’altro i blog competono su dieci argomenti al massimo e non possono offrire ogni giorno quel che offre il "New York Times" (anche perché produrli
costerebbe altrettanto). Inoltre, su molti siti vengono pubblicate voci e notizie non controllate e, spesso, non provabili.

E voi, a chi credete?

28.9.06

Siamo tutti un po' poeti.

scusate ancora,
ma non ho resistito alla tentazione di un nuovo post.

perché ho scovato questa notizia in un blog ed è la prova provata del post precedente.

klm invita alla poesia on line.




chiunque può vincere un viaggio componendo un poema on line e utilizzando le parole volanti messe a disposizione dal sito pubblicitario.

c'è ancora la scrittura di mezzo e ci sono le persone.

in fondo,
cosa vuoi che sia, scrivere una poesia?
(la rima è involontaria)

lodevole iniziativa dal punto di vista del creativo pubblicitario,
ma chissà quanti poeti, quelli veri intendo, si sentono in qualche modo deprivati del proprio territorio espressivo.

si tratta comunque di parole ad alta quota,
e forse è solo questo che mi fa sembrare più simpatica l'operazione.

Scrivere tra vent'anni

ciao a tutti,
mi capita sempre più spesso - per lavoro e non - di riflettere sul nostro scrivere da qui ai prossimi vent'anni.

occupandomi di scrittura pubblicitaria, non posso che partecipare al coro unanime di chi sta celebrando il de profundis dell'advertising.

ma i giornalisti non sono messi meglio, vista la recentissima copertina dell'economist.


prima nella magia e poi nella nuovissima ristampa di business writing provo a ripercorrere il mio copywriting, trovandomi necessariamente a fare i conti con lo scrivere prossimo venturo: oggi che tutti fanno foto, video, scrittura, design, moda, arte, sull'altare dello "user generated content", qual è il ruolo dei professionisti?

incontro spesso una sorta di pregiudizio tecnologico, secondo cui è solo colpa/merito della rete e della tecnologia, se le persone si sono fatte più partecipi.

a questo proposito, cito il post di punto informatico, che è stato puntualmente ripreso dalla nostra luisa.

sono più che mai convinto che lo standard tecnologico stia solo agevolando un processo di trasformazione e consapevolezza che ci fa parlare di cultura digitale. intendendo per cultura un sistema di credenze, riti, valori, conoscenza.

siamo di fronte a un modo nuovo di stare al mondo:

più informato e quindi più consapevole.
più partecipato e quindi aggregante.
più diretto e quindi più autentico.

il tutto passa anche attraverso lo scrivere e questo, scusate, riempie di gioia anche quando figlia le improbabili grammatiche sms o le frettolose licenze elettroniche.

e noi che si fa?

noi scrittori, noi copywriter, noi giornalisti, noi fotografi, registi, musicisti che oggi abbiamo di fronte pubblici e antagonisti allo stesso tempo.

alziamo l'asta
e sfidiamo questa nuova democrazia creativa che impone inediti standard di riferimento.

tornino i reporter giornalistici, torni lo storytelling della pubblicità, torni il romanzo e non l'ennesimo racconto del blogger di turno che guadagna le rotative, torni la foto d'autore e tutto ciò che nasce da un'autentica pulsione creativa e non solo dalla semplicità con cui posso esprimermi.

vi torna?

22.9.06

Lucciole e lanterne

Non escono direttamente dal Galateo, ma possono ammorbidire
l’attrito quando le parole si infiammano: sono approcci
che scombinano i cliché dell’interlocutore, cambiano gioco e direzione.
La neurolinguistica li chiama interruzioni di schema
perché, appunto, interrompono l’interlocutore,
lo incalzano, lo dribblano, creano volute confusioni, tirano per le lunghe.
La letteratura ne offre qualche esempio:
uno è quello di Giulio Cesare Croce, scrittore di fine Cinquecento
che racconta le astuzie linguistiche di Bertoldo,
contadino capace di trarsi d’impiccio grazie alla propria abilità dialettica.
In quest’episodio, Bertoldo aggira i motti di un cortigiano
che vorrebbe schernirlo:

“Un parasito che stava appresso il Re, il quale serviva ancora
per far ridere e si chiamava Fagotto per essere egli uomo grosso,
picciolo di statura, con il capo calvo, disse al Re:
“Di grazia, Signore, fammi grazia ch’io ragioni un poco
con questo villano, ch’io lo voglio chiarire”
(…) e volto verso Bertoldo con un zeffo stravagante disse (…):

-(Fagotto:) Quante miglia sono dal far della luna ai Bagni di Lucca?
-(Bertoldo:) Quanto fai tu dal caldaron della broda alla stalla?
- Per che causa fa la gallina negra l’ova bianche?
- Per che causa il staffile del Re fa venire nere a te le chiappe di Fabriano?
- Chi sono più, i Turchi o gli Ebrei?
- Chi sono più, quelli che tu hai nella camiscia o nella barba? (…)
- Sei tu un bufalo o una pecora?
- Non mettere in ballo i tuoi parenti.
- Sin quando sarai tu a lasciar da parte le tue astuzie?
- Quando tu lascierai stare di leccare i piatti di cucina.
- Al villano non gli dar bacchetta in mano.
- Al porco e alla rana non gli levare il fango.(…)
- Non fu mai villano senza malizia.
- Non fu mai gallo senza cresta, né parasito senza adulazione.
- Le tue scarpe hanno aperta la bocca.
- Le ridono di te, che sei una bestia.
- Le tue calze sono tutte rappezzate.
- Meglio è avere rappezzato le calze che il mostaccio come hai tu.

Avea costui molti segni sulla faccia che gli erano stati dati
per suo benemerito; dove che, sentendosi toccare sul vivo,
né sapendo che si rispondere,
venne rosso in viso come il fuoco per vergogna,
tanto più che tutta la corte cominciò a ridere di questo motto,
onde cominciossi ad acchettare”.

In questa forma è certamente audace.
L’approccio ha però applicazioni quotidiane interessanti:
pensiamo al “cambiare discorso”, per esempio.
Perché il fine non è solo quello di rintuzzare le prevaricazioni,
ma di superare le resistenze dell’interlocutore e, nella migliore ipotesi,
passare dall’insulto al sorriso.

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17.9.06

Tecnologie, contesti, real people

Ieri:
Nell’estate del 1914, gli uomini al potere persero l’orientamento nel flusso febbrile, misurato da raffiche di telegrammi, conversazioni telefoniche, memorandum e comunicati stampa: politici incalliti crollarono, e negoziatori esperti cedettero, sotto la pressione di confronti carichi di tensione (…). L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, scatenò una crisi diplomatica internazionale che fu un mero preludio alla guerra imminente. I leader politici ricevettero l’orrenda notizia attraverso le rapide comunicazioni telegrafiche, ed il pubblico scosso ne lesse sulla stampa quotidiana. I giornali influenzarono le reazioni in modo immediato e diretto, creando un uditorio immenso.

Nel libro Il tempo e lo spazio, S.Kern analizza certi cambiamenti tecnologici e culturali che alla vigilia della I Guerra mondiale crearono modi di percepire tempo, spazio, comunicazione:
fascinosi e prevaricanti.

Oggi:
Il testo letto dal professore emerito Joseph Ratzinger all’università tedesca di Ratisbona ha patito giorni di drammatica tensione (…). Importante è oggi un Papa colto e conoscitore del metabolismo delle culture. Ma il contesto deve saper mediare con più attenzione: finito il momento della transizione, mentre il cardinal Bertone, un uomo di dialogo per carisma salesiano, prende le redini della Segreteria di Stato, bisogna riempire il vuoto di semplicità dialogante che talvolta Wojtyla parrebbe aver lasciato. La innegabile, forse solitaria, levatura intellettuale del nuovo pontefice chiede impegno ai collaboratori: Wojtyla aveva in Ratzinger la sua sicurezza dottrinaria, tocca ora ad altri offrire ogni giorno a Ratzinger la logistica della comunicazione.

Nell’articolo "Se mancano i mediatori", G.Barbiellini Amidei analizza certe semplificazioni comunicative che creano fraintendimenti:
pericolose.

Ieri e oggi:
Working with computers should carry a health warning:
Warning: computers are not people. Interact with real people for
at least one hour after using this computer


Nell’ultima newsletter, Gerry McGovern analizza certe abitudini, comuni a manager e forse a noi tutti:
migliorabili.

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14.9.06

Le parole imprevedibili

Così s’intitola il bell’articolo che Stefano Bartezzaghi dedica oggi, dalle pagine de La Repubblica, alle mille domande che viaggiano in Rete. Sì, perché – sul web come nella vita – le domande affascinano più delle risposte.

Forse online cerchiamo quello che ci manca. E allora “sesso” vince di larga misura su “amore”. A Napoli interessano le “vacanze” e non i “mutui”. I Pescaresi nutrono una vera passione per “Benedetto XVI”, mentre ai Palermitani piace di più “masterizzare” e “scaricare”.

Forse dietro al nostro bisogno di statistiche si nasconde l’illusione che i numeri possano dare ordine più delle parole. Ma “ogni parola è un numero, e ogni numero è anche una parola: il risultato non ci inviterà giammai a una lettura unica, ma imporrà di rovesciare le chiavi di lettura”.

Cosa dire allora di Google/trends? Digiti fino a un massimo di cinque parole in una finestra di ricerca e, in pochi secondi, ti appare un grafico con le fluttuazioni storiche del termine, i risultati per città, nazione e lingua. Un algoritmo, insomma, con cui provare a codificare il “segno dei tempi”, dove gli istogrammi non sono oggettivi come l’andamento del mercato finanziario ma imprevedibili come “sogni, lapsus, battute di spirito”.

12.9.06

Così ti alleni

Talenti, esperienze, conoscenze a confronto:
la Palestra si è ritrovata nello splendido scenario di Folgaria,
e parole e idee hanno preso quota acquistando corpo.
Sì, perché ci siamo allenati a lanciare il pensiero tra le stelle
e ad ancorarlo a terra con nuovi progetti, laboratori, realizzazioni.
Così nasce la condivisione,
così senti che dialogare, ideare, fare insieme
è un bel modo per crescere.

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4.9.06

"L’autore in cerca di editore", di Maria Grazia Cocchetti

Per chi scrive per passione, per diletto, per lavoro.
Per chi cerca un approdo nel mare dell’editoria, ecco una scialuppa di salvataggio!
Come una piccola guida da viaggio tascabile, "L’autore in cerca di editore" offre criteri e strumenti per percorrere le tappe principali verso la pubblicazione: la formazione (scuole di scrittura, concorsi, apprendistati), l’utilità delle agenzie letterarie, la ricerca dell’editore, la stesura del contratto…
Pareri di esperti, esempi di contratti di edizione, diritti d’autore, sono solo alcuni degli argomenti che vengono qui approfonditi, per fornire all’autore professionista o dilettante le informazioni necessarie per orientare al meglio la propria ricerca.
Molto utile anche la seconda parte del testo, dedicata alle interviste a editori di narrativa, di saggistica e altri generi letterari, i quali si raccontano illustrando preferenze tematiche e stilistiche.
E allora, penna in pugno, perché pubblicare i propri manoscritti non è più un’utopia!
È una vera e propria strada, da percorrere con pazienza, umiltà e perseveranza.
Buona scrittura!

Claudia

http://www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp?type=keyword&x=l%27autore+in+cerca+di+editore

http://www.mgcocchetti.it/