30.10.06

Presentazione di “Business writing”

9 novembre 2006
Bologna – COM-PA
salone europeo della comunicazione pubblica,
dei servizi al cittadino e alle imprese

Presentazione di Business writing
dalle 9:45 alle 10:45
Spazio Libri & Caffè - Padiglione 19
Per te che scrivi solo qualche volta.
E per te che scrivi da mattina a sera.

Per avere alcuni consigli pratici per scrivere in modo efficace.
Perché quando si scrive per gli altri le difficoltà possono sembrare insormontabili.
Per scrivere con creatività ed efficacia, nell’era di internet.

Lettere, e-mail, brochure, testi per il web: non siamo forse tutti business writer?

Ci sarai, vero?
;-)

Claudia

Al COM-PA, Business writing è in vendita
allo stand della Palestra (D67 – padiglione 19)
http://www.palestradellascrittura.it/

27.10.06

Convegno “Scrivere, una fatica nera”

la Palestra della scrittura va al COM-PA

Dopo intense settimane di fermento per ideare, progettare e organizzare corsi ed eventi, eccoci: siamo pronti!

9 novembre 2006
Bologna – COM-PA
salone europeo della comunicazione pubblica,
dei servizi al cittadino e alle imprese

Convegno Scrivere, una fatica nera
dalle 13:00 alle 14:00
Sala R – Centro Servizi
Parteciperanno alcuni dei nostri clienti e partner per affrontare questi temi:

· La scrittura: strumento strategico per trasmettere innovazione e conoscenza
· Nelle scarpe del cittadino: documenti chiari per tutti
· Il linguaggio della sanità attraverso il web
· La semplificazione di bandi regionali
· La scrittura del marketing turistico
· Il linguaggio giuridico

Per vivere la scrittura e la riscrittura come una traduzione: dall’antilingua, così indigesta a Calvino, a una lingua piana, comprensibile al target di riferimento e anche al lettore medio.
Per costruire relazioni efficaci attraverso la comunicazione scritta.
Per condividere conocenza ed esperienza.
Per creare insieme magia.
La magia della scrittura.

Vi aspettiamo numerosi!
A presto.

Claudia
http://www.palestradellascrittura.it/


26.10.06

Cambiare, che fatica!!

Camminavo un giorno per Milano: cartelloni pubblicitari, foto di modelle, annunci di mostre e concerti. Poi, la mia attenzione venne catturata da un’affissione, nero su bianco, parole fitte fitte, un carattere piccolissimo e frasi interminabili.
Tornai subito alle foto delle modelle.
«You never have a second chance to make the first impression»
Più tardi, mi chiesi “Ma cosa diceva quella giungla di paroline e numeri d’articoli e di leggi? E chi l’ha scritta?”. E mi dissi: “La prossima volta che ci passo davanti, gli dedicherò un minuto”.

La prossima volta non ci fu mai.

Forse, dando ai loro testi un’impronta nuova, gli enti pubblici scopriranno che i loro messaggi non si disperdono nel buio delle strade, o nel cestino della carta.

Perché non scrivere semplice, così che tutti capiscano?
Soprattutto in una società come la nostra, dove non solo la percentuale di stranieri è altissima, ma anche i giovani sono più curiosi, vogliono sapere, informarsi, e gli anziani non vogliono essere dimenticati ma essere ancora parte attiva della società.

Giorgio Oldrini, ex giornalista del panorama sestese e oggi Sindaco di Sesto, ha espresso in un articolo questo stesso disagio. Se prima, giornalista professionista, scriveva per attrarre il pubblico, usando parole comprensibili a tutti, frasi fluide, e un linguaggio seduttivo, ora, con i suoi ordini del giorno leggibili, chiari e sintetici, incontra la resistenza di alcuni colleghi.

«Un ordine del giorno per il Consiglio comunale deve essere scritto con “considerato che”, ripetuto magari dieci volte, “impegna” e via gergando, non come un discorso filato che si legge a mo’ di articolo»

Forse si adeguerà.

Ma potrebbe accadere anche il contrario?
Un’amministrazione che si mette nei nostri panni, e fa un piccolo sforzo, ogni giorno, affinché possiamo realmente acconsentire o dissentire, crearci delle opinioni, e non soltanto passare a un altro cartellone.

http://www.nuovasesto.net/Pdf/archivio/15%202006.pdf

Claudia

25.10.06

Anche per te

Siamo nel bel mezzo
della VI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo,
promozione linguistica e culturale del nostro paese.
Quest’anno la manifestazione si concentra sul tema
de Il cibo e le feste nella lingua e nella cultura italiana:
l'attenzione è dunque posta su forme di cultura vicine alla vita,
le feste, le usanze locali, la variegata tradizione alimentare;
in parallelo c’è la riflessione sulle variazioni dialettali e stilistiche
della lingua italiana.
In questi casi mi piacerebbe essere altrove, magari qui,
per gustare con gli occhi di studente straniero le straordinarie potenzialità
di una lingua duttile e fantasiosa.

Sempre messe in atto?
Me lo chiedo ogni giorno
quando entro in aula e vedo visi smaniosi di capire ed essere capiti,
quando inciampo e sento inciampare sulle astrusità
di una lingua duttile e fantasiosa e, a volte, fine a se stessa.
Me lo chiedo ogni volta che so di manifestazioni come questa,
e penso: viva che ci siano!
e penso: ci ricordiamo di tutti, quando parliamo, quando scriviamo?

La Palestra è lì anche per questo.

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21.10.06


Verona, 20 ottobre. Oggi alle ore 11.00, nell'arena del Liceo Scientifico "A. Messedaglia" si è svolto l'incontro tra Lorenzo e Alessandro, arbitra la signora Laura. Terreno in perfette condizioni, ventilazione poco apprezzabile, spalti gremiti ai limiti della capienza. Dopo una partenza folgorante di Lorenzo, che passava a ricordare quando, in quella stessa sede, ancora militante nella locale formazione studentesca, si era esibito in una straordinaria performance, che aveva indotto alcuni facinorosi ad additarlo al Dirigente quale sedizioso, la palla passava al Alessandro, che, con straordinaria abilità di palleggio, infilava ripetute volte la piennelle in rete. Con continui fraseggi, improvvise accelerazioni e tocchi, che deliziavano il pubblico, con più di una magia hanno scritto una pagina memorabile, con cui hanno comunicato il piacere del gioco, quasi fosse una poesia.
Non paghi dell'impresa, nel pomeriggio i due si sono ripetuti nel campo periferico della stessa arena, dove le mutate condizioni, ed un diverso approccio al match, non hanno impedito pari successo, suggellato da ripetuti applausi a scena aperta.
TABELLINO
Alessandro 9+
Lorenzo 9- (durante il primo incontro si è distratto per rilasciare brevi dichiarazioni alla BBC)

20.10.06

A buon intenditor

Anche oggi la vignetta di Repubblica è tosta:



Poche parole e ti tirano dentro,
vaghe abbastanza perché tu ci legga quel che vuoi,
tanto qualunque sia il tuo pensiero
gasp! lo vedì lì lo scacco,
in quella mano sventagliata a tendere l’orecchio
di un dialogo fra sordi.
E mi viene in mente quel bel numero della rivista di comuniconline,
Fermati… e ascolta,
e quell’articolo dal titolo straniante, La puzza nell’orecchio,
che a leggerlo ti ricorda bene quanto sia duro mettersi nei panni dell’altro,
o, come si dice qui sotto, nelle scarpe del lupo.

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che stile, signor Cappuccetto!

"Frittelle pronte stop. Arrivo domani mezzogiorno con mantello rosso stop. Mamma dice stare attenta lupo io no paura passerò per bosco stop. Cappuccetto. "
Questo, più altri 48 esercizi (in tutto quindi 49 - quarantanove, numero letterariamente magico, per chi intender lo vuole) compongono il volumetto di "Esercizi di stile su cappuccetto rosso" che un baldo giovine, a nome David Conati ha appena pubblicato. Ci si diverte a leggerlo. E ancora una volta, colpevole questo libretto, siamo spinti a considerare la varietà del modo di descrivere il mondo. Che è poi dire la varietà del mondo stesso. Perché, guardando le cose dal punto di vista del povero signor Lupo, si potrebbe anche capire il suo stato d'animo quando viene ricoverato al pronto soccorso per una ferita d'arma da taglio alla pancia. Tanto più che nessuno gli crede che era appena stato tagliato il ventre per aver ingerito una bambina e una vecchietta...
Presentazione del volume mercoledì 15 novembre 2006 alle ore 17.30 alla Biblioteca Universitaria "Frinzi" di Verona.

19.10.06

Nascosto dietro ciò che scrivi

L’iniziazione alla vita e alla scrittura
in una Parigi anni ’70 animata da artisti e luoghi noti.
Metafora forse della ricerca, di cui la letteratura è una via,
la Parigi di Enrique Vila-Matas non finisce mai:
una città di frasi e volti che velo dopo velo si stratificano
in un tessuto emozionale babelico.

E ti avventuri nei suoi mondi verbali:
riconoscere dove finisce il diario, comincia il saggio,
fa l'occhiolino la narrativa è impossibile.
Ed è anche questa mescolanza di generi che ti dà il senso della libertà.
Quella libertà che il protagonista evoca
mentre ascolta ovunque l’eco di Hemingway
e vanifica le regole del vademecum che Marguerite Duras gli offre.

Un contro-manuale per aspiranti scrittori, recita la quarta di copertina.
Una girandola affabulatoria dietro cui l’autore si nasconde:
nel momento stesso in cui cerchiamo di fissare la realtà con le parole,
essa cessa di esserlo
.

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14.10.06

Donne con le gonne

«Questo è quanto riguardo la mia intenzione matrimoniale [...]»

Ma qui era assolutamente necessario interromperlo: «Non corra tanto, signore» esclamò Elisabeth. «Si dimentica ch'io non le ho ancora risposto.
Me lo lasci fare ora senza altra perdita di tempo. Abbia le mie grazie
per la distinzione che mi usa. Sono profondamente commossa
dalla sua proposta, ma non posso fare altro che declinarla».

«Mi era già noto» rispose il signor Collins con un gesto affettato
della mano «che è consuetudine delle signorine respingere alla prima le profferte dell'uomo [...]. Non mi sento perciò affatto scoraggiato
da quello che or ora lei mi ha detto e nutro fondata speranza
di condurla ben presto all'altare».

«Sull'onor mio, signore» esclamò Elisabeth «la sua speranza, dopo la mia dichiarazione, è quanto mai singolare [...]. Sono sincerissima nel mio rifiuto [...]. E con questo la cosa può ritenersi definitivamente esaurita».

Così dicendo, si alzò e sarebbe uscita dalla stanza
se il signor Collins non le si fosse rivolto in questa guisa:
«Quando mi procurerò l'onore la prossima volta di riparlarle
su questo argomento, so sperare di ricevere una risposta più favorevole
di quella che ora mi ha data, sebben sia ben lungi attualmente
dall'accusarla di crudeltà,
sapendo che è antica consuetudine del suo sesso respingere
un uomo alla sua prima richiesta; e forse lei ha già detto
quanto ci voleva per incoraggiare la mia insistenza,
conforme alla delicatezza propria del carattere femminile».

«Ma davvero, signor Collins» esclamò Elisabeth con un po' di calore
«lei mi mette in grande imbarazzo. Se quanto le ho detto sino a qui
può sembrarle una maniera d'incoraggiamento, non so proprio
come esprimerle il mio rifiuto, per convincerla che è proprio un rifiuto».

«Mi permetta, mia cara cugina, di lusingarmi che il suo rifiuto sia
semplicemente un modo di esprimersi [...]. Per cui, dovendo concludere
che non è sul serio che lei mi respinge, non posso fare a meno
di attribuirlo al suo desiderio di accrescere il mio amore
con la sua indecisione, secondo la consuetudine delle signorine eleganti».

«Le assicuro, signore, che non pretendo in alcun modo d'appartenere a quel genere di eleganza che consiste nel tormentare un uomo dabbene. Vorrei piuttosto che mi facesse la finezza di credermi sincera.
Mille volte la ringrazio dell'onore della sua offerta,
ma mi è assolutamente impossibile accettarla.
I miei sentimenti me lo proibiscono sotto ogni rapporto.
Posso parlare più chiaro?
Non mi giudichi ora come una signorina elegante,
ma come una creatura ragionevole che dice la verità che viene dal cuore».

«Sempre adorabile» egli esclamò con goffa galanteria. «Sono convinto che, una volta sanzionata da ambedue i suoi ottimi genitori, la mia proposta non mancherà d'essere accettata».

Orgoglio e pregiudizio è del 1813.
Jane Austen tra l’altro vi affronta il problema (allora) spinoso
del trovare marito. In queste righe, mentre Collins ostenta
le proprie credenziali economiche,
fa della proposta di matrimonio una compravendita,
ricorre a un linguaggio tronfio e antiquato,
Elisabeth ricalca con ironia il linguaggio del cugino,
ma come una creatura ragionevole che dice la verità che viene dal cuore
è diretta e franca nell’esprimere il proprio rifiuto:
posso parlare più chiaro?

Ragione e sentimento qualche volta vanno d’accordo,
e mi chiedo: come avrebbe scritto queste righe un uomo?
le avrebbe scritte?
Sì, perché la cosa mi interessa da un po’,
anche grazie a questo studio.

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4.10.06

La città delle parole

leggo su repubblica e fermo la notizia:
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URBINO - La parola a tutto tondo. Da leggere, da ascoltare, da inventare, da indovinare. La parola come gioco, perché è con lei che l'uomo pensa, si rapporta agli altri, interagisce e crea. Ne è convinto uno dei nomi più conosciuti dell'enigmistica italiana, Stefano Bartezzaghi, che con l'aiuto di giocolieri, attori, musicisti, filosofi, sarà protagonista a Urbino di "Parole in gioco, tre giorni per parlare di parole".

Dal 6 all'8 ottobre la città di Raffaello farà da sfondo a una serie di tornei, proiezioni cinematografiche, recital, laboratori, tutti dedicati alla parola e ai suoi misteri. Per le vie della città dalle 11 di mattina fino a notte fonda, cittadini e turisti verranno coinvolti direttamente nell'iniziativa, per scoprire neologismi gastronomici con Davide Paolini, risolvere rebus con la compagnia dei Rapsodi e apprendere come la dinamica dell'enigma sia spesso alla base dei racconti cinematografici.

L'iniziativa, che rientra nell'ambito del progetto regionale "Urbino Capitale dell' Utopia", coinvolgerà i luoghi simbolo del centro cittadino: dalla Serra d'inverno del Palazzo Ducale al teatro Raffaello Sanzio.
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ecco,
l'ultimo brano dell'articolo mi lascia a pensare.
la bella iniziativa fa parte di una rassegna titolata all'utopia.
quasi che le parole non avessero più dignità d'esistere.

nel circuito ipermediale delle immagini, nel trionfo di file audio e videofonia, nella saga di sceneggiature sacrificate sull'altare dei reality, la parola si fa utopia.

e giocare con le parole in quel di urbino ha il retrogusto tragicomico delle rievocazioni storiche.

rileggo il pezzo ancora una volta.
ma la sensazione amarognola non scende.

forse quelli della magia a urbino non ci stavano così male.
se non altro, a confermare quanto le parole abitino il presente e stiano muovendo decisamente il futuro prossimo venturo.

con buona pace delle utopie.

no?

2.10.06

La manomissione delle parole

Adoro Gianrico Carofiglio, la sua scrittura asciutta, nitida, il realismo meravigliosamente convincente dell’avvocato Guerrieri.
L’ultimo romanzo, Ragionevoli dubbi, è infarcito di citazioni e pensieri sulla forza delle storie e delle parole. Dall’anagramma di “la verità” (“relativa”) ai racconti che poliziotti, Pm e avvocati costruiscono a partire dal materiale grezzo degli indizi, a questa citazione illuminante tratta da un volume di scrittura creativa:

“Le nostre parole sono spesso prive di significato. Ciò accade perché le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole. Le abbiamo rese bozzoli vuoti. Per raccontare, dobbiamo rigenerare le nostre parole. Dobbiamo restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore. E per fare questo, noi dobbiamo farle a pezzi e poi ricostruirle.
[…]
La parola manomissione ha due significati, in apparenza molto diversi. Nel primo significato essa è sinonimo di alterazione, violazione, danneggiamento. Nel secondo, che discende direttamente dall’antico diritto romano (manomissione era la cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato), essa è sinonimo di liberazione, riscatto, emancipazione. La manomissione delle parole include entrambi questi significati. Noi facciamo a pezzi le parole (le manomettiamo nel senso di alterarle, violarle) e poi le rimontiamo (le manomettiamo nel senso di liberarle dai vincoli delle convenzioni verbali e dei non significati).
Solo dopo la manomissione possiamo usare le nostre parole per raccontare storie”.