29.10.08

en arché en o logos

En arché en o logos (traslitterato…); In principio erat verbum. In principio era il verbo. Dove, per ‘verbo’ dobbiamo intendere ‘parola’. Come si sa, questo è il principio del Vangelo secondo Giovanni. Grande libro, sia che lo si consideri testo sacro, sia che lo si consideri un testo e basta.
Grandi parole, per giocare con le parole, perché mettono in evidenza l’importanza della parola, come mezzo di verità (o della verità).
‘Logos’ è poi una parola in sé ancora più ricca; perché non vuol dire solo ‘parola’, ma significa anche ‘discorso’, ‘ragione’. Da cui deriva quell’altra bellissima parola, che è ‘dialogo’: l’incontro (dia-) tra due ragioni (logos).
Bella parole. Che, a sentirle, fanno sempre bene; al cuore, come al cervello. Così stamattina, mentre facevo una pausa dal lavoro (che facevo? Scrivevo, naturalmente), mentre mi facevo un caffè, ho aperto la tv, che non trasmetteva né Isole né altre amenità (?) simili. Ma le dichiarazioni di voto al Senato sul Decreto Gelmini, quello della scuola.
In quel momento parlava l’on. Finocchiaro. Che parte da san Giovanni, e poi prosegue, ricordando anche Montale (“Non chiederci la parola…”) ed altri ancora. Un discorso, il suo, che è andato a toccare il senso della parola e del dialogo. Razionale ed emozionante insieme, quello che ha detto. Perché è andata, con rigore, ad individuare le ragioni delle sue opinioni; perché, per fare ciò, è andata a ripescare quelle parole cui anche noi siamo tanto legati; quegli ‘autori’ che sono anche i nostri autori. Ha detto una sua verità, che non sarà certo la Verità, ma per la quale ha invocato parole forti, evocative, ricche di valori.
Al suo intervento ne è seguito un altro, di cui non dirò nulla, perché nulla mi ha lasciato. Ed allora quando qualcuno ancora dirà che tutti i politici sono uguali, ricorderò questo discorso fatto in Senato. Ricorderò che non tutte le parole sono uguali. Ricorderò che la parole, il verbum, il logos, danno principio a tutto.

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Ti aspettiamo al Museo della scienza e della tecnica di Milano, per la presentazione del Linguaggio della salute, il 12 novembre alle 18.30 - sala Cenacolo.

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12.10.08

parole semplici, parole complesse

Le parole possono fare brutti scherzi. Prendiamo ad esempio l’espressione “non ci sono più soldi”. È quello che onestamente ammettono ora molte Amministrazioni comunali. Frase semplice, concetto chiaro. Chiare anche le conseguenze: bisogna tagliare le spese. Facile anche sarebbe trovare di chi è colpa. Ovvio, del Governo, che ha tagliato l’ICI, cioè le entrate del Comune. Risposta semplice e chiara. Di queste risposte semplici, però, qualcuno potrebbe obiettare, bisogna diffidare, perché ci sono tanti problemi, complicati, che è difficile anche spiegare, come la gestione degli investimenti finanziari dei Comuni, l’aumento delle spese energetiche, la crescita del fabbisogno del sociale… ). Verissimo. Può essere semplice dire: per fare cassa vendiamo qualcosa. Vendere un bel palazzo storico, ad esempio, come intendono fare a Verona con Palazzo Forti, sede della Galleria d’Arte Moderna: anche questa è una risposta semplice e chiara, ma sarà la migliore? Insomma, bisogna diffidare delle risposte semplici. Così come diffidiamo delle analisi semplici: le parole, come “sicurezza”, sono chiare, ma cosa ci dicono? Sono sufficienti a spiegare lo stato delle nostre città? Non sono necessarie, forse, analisi più profonde, meno semplici, che spieghino questo mondo, che così semplice non è? Come potremmo spiegare, con una parola, l’attuale crisi finanziaria? Forse è tornato il momento che noi cittadini non ci accontentiamo di risposte semplici e di parole semplici: perché ci possono fare dei brutti scherzi, e portarci dentro una crisi ben più complicata di quello che ci immaginiamo.

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